Simeone: “Zingaretti deve difendere la qualità della salute pontina. Basta tagli”

l consigliere regionale del Pdl Giuseppe Simeone interviene sullo stallo della sanità in Regione. A Latina le eccellenze che devono essere garantite. Il caso Armonia
Sanità, dobbiamo sostituire ai tagli i diritti. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha firmato i primi provvedimenti riguardanti il settore, fissando i budget 2013 per le prestazioni delle strutture private accreditate (oltre 863 milioni), la specialistica ambulatoriale (quasi 124 milioni) e la riabilitazione (circa 211 milioni e mezzo). Rispetto al 2012 la riduzione sui budget è dello 0,5 %, la metà di quanto previsto dalla finanziaria nazionale dell’anno scorso. Ma questo provvedimento non è sufficiente. Pensiamo ad alcune strutture come il centro “Armonia” di Latina, accreditata con il SSN, che si occupa di trattamenti medici fisiokinesiterapici e psicologici, riabilitativi per soggetti con disabilità psicofisiche e sensoriali ospitando soggetti portatori di handicap, con ritardo mentale dal vario grado e deficit motori, offrendo agli utenti terapie riabilitative individuali e di piccolo gruppo. Questa struttura, che ho avuto modo di visitare personalmente, altamente professionale rappresenta, insieme ad altre, una eccellenza non solo per la provincia pontina ma per tutto il Lazio ma sta vivendo un momento di difficoltà a causa del ritardo nei pagamenti da parte della Regione. La morsa di limitazioni imposte dai decreti emanati negli ultimi anni ha aumentato, anziché snellire, le procedure burocratiche. Se a questo si aggiungono i tagli lineari imposti e voluti dalla spending review il quadro mostra una situazione ai limiti del collasso. Il tutto con danni, in termini di riduzione dei servizi e dell’efficienza nella loro erogazione, che penalizza solo il cittadino utente. Per questo dobbiamo intervenire come consiglio per recuperare il gap che è stato creato nella sanità e non mettere ulteriormente a rischio professionalità ed eccellenze. Il taglio indiscriminato dei servizi non è la soluzione. Si deve partire dal risanamento e dall’integrazione del sistema socio assistenziale, ribaltare la logica che rischia di trasformare la spesa pubblica sanitaria in un lusso e che applica tagli lineari uguali senza distinguere caso per caso. Il meglio di quanto si fa nel Lazio deve diventare regola. Penso al potenziamento delle cure primarie e dei servizi territoriali che possono garantire un ridimensionamento della spesa senza tagli ai servizi, un governo e una Regione rigorosi negli accreditamenti e nel pagamento alle strutture che operano sul territorio. Perché parlare di sanità efficiente significa fare economia grazie ad una filiera che va dalla ricerca, alla cura, dalla logistica ai servizi. Ma soprattutto parlare di sanità significa porre al centro i cittadini che non possono essere considerati alla stregua di numeri ma devono essere considerati come persone i cui diritti devono essere le nostre priorità.
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