Stadio Roma, grazie alla Raggi il Comune è diventato il signor No. A rischio sviluppo ed occupazione

Stadio della Roma, sì, no, forse. Spostiamolo. Eliminiamolo. Bocciamolo. Il sindaco del Comune di Roma, Virginia Raggi, sta trasformando un’occasione unica di sviluppo per la Capitale in quella che, se non fosse per la gravità di quanto sta accadendo, potrebbe essere definita una barzelletta. L’iter procedurale e amministrativo per la realizzazione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle è arrivato al capolinea. La realizzazione dello stadio non è un vezzo. E’ sinonimo di importanti opere pubbliche, sociali, infrastrutturali ed ambientali che miglioreranno e ridaranno dignità ad una delle zone più trascurate e degradate di Roma. Oggi il calcio non è solo divertimento. Ma è anche motore dell’economia. Il progetto della Roma è il progetto di una grande impresa che potrà avere ricadute importantissime per l’economia del territorio, per l’indotto, per il turismo, per le attività commerciali attraendo anche investimenti dall’estero. E’ un progetto non di qualcuno ma a favore di una crescita di cui beneficeranno tutti. Il progetto della Roma, con un investimento di  circa 1,7 miliardi è quello di una grande impresa che, al pari dei migliori Club italiani come la Juventus e stranieri come il Bayern Monaco, ha deciso di investire sul proprio territorio con la creazione di una struttura che sarà utilizzabile non solo per le partite ma ogni giorno della settimana. Oggi il sindaco Raggi sta dicendo no, stando alle stime diffuse, a 5500 nuovi occupati di cui 1500 solo nel settore edilizio con una riduzione dello 0,8% del tasso di disoccupazione. E sta dicendo si ad un possibile danno economico per il Comune di Roma, e che quindi pagheranno i cittadini, di centinaia di milioni di euro. Non entriamo nel merito del progetto, dell’altezza delle torri ma entriamo nel merito di scelte politiche che costringeranno Roma a restare al palo. Il sindaco Raggi da mesi dice che loro sono diversi da chi li ha preceduti. Non è sottraendosi alla responsabilità di amministrare. Non è dicendo no a tutto, come accaduto con le Olimpiadi, che potranno dimostrarlo. Non si amministra la Capitale d’Italia nascondendosi dietro a gran rifiuti o stando fermi. Chi non lavora non sbaglia mai. Ma chi amministra ha il dovere di accettare le sfide che si presentano dimostrando di avere a cuore lo sviluppo della città, il futuro dei cittadini e, soprattutto, si saper governare.

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