Stop ad aggressioni al personale sanitario, ora più vigilanza negli ospedali

Non posso non rammaricarmi per la notizia dell’ultima inaccettabile aggressione nei confronti di un medico di turno presso il punto di Primo soccorso situato nell’ex struttura ospedaliera del Regina Elena di Priverno, in provincia di Latina. Niente e nessuna motivazione può giustificare la violenza nei confronti dei medici e degli altri operatori. Soprattutto i problemi cronici della nostra sanità non possono rappresentarne una giustificazione. Conosciamo benissimo la situazione dei nostri nosocomi, ampio è l’elenco delle disfunzioni: sale d’aspetto affollate abbinate all’allungamento dei tempi di visita nelle aree di emergenza, lunghe liste d’attesa, ritardo dell’arrivo dei mezzi di soccorso, richiesta di prestazioni non adeguate, carenza di posti letto. Ma a pagare il conto di questo caos non può essere chi lavora per risolvere i problemi di un sistema inefficiente. Ogni anno in Italia si contano 1200 atti di aggressione ai danni dei lavoratori della sanità, in pratica il 30% dei 4000 casi totali di violenza registrati nei luoghi di lavoro riguarda medici infermieri ostetriche, farmacisti. Insomma coloro che curano o si prendono cura dei cittadini. Il fenomeno della violenza contro i camici bianchi sarebbe anche in crescita: secondo un’indagine realizzata su un campione di oltre 4.000 infermieri da Nursind rispetto al 2013, nel 2017 erano aumentate sia le aggressioni verbali, passando dal 41% al 66%, sia quelle fisiche, che rappresentano un terzo di tutti i casi. Si tratta di dati davvero impressionanti. A mio giudizio si possono apportare dei rimedi sostanziali. In particolare occorre migliorare la fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso e quindi dotare le strutture di vigilantes. Come componente dell’Osservatorio regionale sulla sicurezza degli operatori sanitari ho lanciato una doppia proposta che prevede il miglioramento della fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso, oltre alla presenza o l’implementazione della vigilanza nelle strutture ospedaliere, per dare adeguate garanzie di sicurezza agli operatori. Le mie iniziative hanno come finalità, quella di contribuire a trovare soluzioni non tampone ma sistematiche per il bene della sanità, degli utenti e degli operatori stessi

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