Ventotene, che il viaggio di Renzi e Zingaretti non sia la solita passerella politica

Speriamo che la visita di Renzi e Zingaretti a Ventotene, in compagnia del Ministro Franceschini, non sia un viaggio di piacere segnato dalla solita passerella politica. L’annuncio di questa mattina motivato da un laconico “faremo una visita a Ventotene per la riqualificazione di questo luogo tanto caro a tutti noi” ci fa sorridere. Immaginiamo, per usare un termine molto caro al presidente Zingaretti, che la visita sia legata ai non più rinviabili, ma indispensabili lavori di riqualificazione e messa in sicurezza dell’ex carcere di Santo Stefano. Interventi su cui meno di dieci giorni fa la maggioranza di centrosinistra e Zingaretti hanno respinto l’ordine del giorno che ho presentato e che era mirato ad impegnare la giunta regionale a reperire le risorse necessarie per la redazione di una prima progettazione per la quantificazione delle somme occorrenti alla ristrutturazione, consolidamento e messa in sicurezza della struttura che rappresenta un patrimonio architettonico e culturale unico in Italia e nel Lazio. Ci auguriamo che almeno questa volta, dopo il nulla di fatto seguito alla visita effettuata ad ottobre dello scorso anno, Zingaretti e Renzi non lascino l’ex carcere di Santo Stefano a marcire nell’immaginario collettivo. Ci scuseranno ma dopo questi anni di annunci, stiamo tutt’altro che sereni.

2 commenti
  1. Antonio Perucatti
    Antonio Perucatti dice:

    Sono uno dei pochi superstiti di questa isola “maledetta” e non come ergastolano,ma come abitante civile, figlio di un direttore che senza alcun dubbio ha dato il meglio di sè stesso.Ciò nell’intento di trasformare una prigione borbonica – definita dal Settembrini “la tomba dei vivi”, ancora tale negli anni ’50, senza luce, acqua corrente, fogne, energia elettrica – in un istituto di riabilitazione morale. Duecento cinquanta i detenuti”ospiti” che trascorrevano il loro disperato tempo rinchiusi in celle anguste,putride:a loro era concessa una sola ora d’aria, da consumare in un cortile circolare diviso a spicchi da pareti che garantivano il totale isolamento. Quel fatiscente carcere borbonico necessitava di una radicale trasformazione in un penitenziario modello di autogoverno, dove gli attori primari sarebbero stati proprio loro: gli ergastolani, un tempo feroci assassini che proveranno invece sulla loro anima la fatica del lavoro, come pure avranno la soddisfazione di essere lodati dai civili dell’isola per tutti i servizi che finalmente erano alla portata della comunità, anche ventotenese. Santo Stefano deve rivivere, raccontando al mondo come si rieducano i peggiori criminali della terra: oggi non ci possiamo vantare delle nostre carceri, abbiamo fatto vergognosi passi indietro in termini rieducativi e di accoglienza ma qualcosa sta cambiando. Ci aspettiamo dagli “Stati Generali dell’esecuzione penale” importanti interventi per essere almeno ligi nei confronti dell’art.27 della nostra elegante Costituzione, costantemente violata nella sua reale essenza. La ristrutturazione deve voler dire tutto ciò dimostrando all’Europa, che ha visto i suoi eccellenti figli passare dalle celle di questo ergastolo, che certi valori ci appartengono e sappiamo come difenderli!

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    • Giuseppe Simeone
      Giuseppe Simeone dice:

      Caro Antonio,
      Hai ragione. Ci stiamo impegnando proprio per ridare a questa isola, all’ex carcere la dignità che ingiustamente ha perso. L’obiettivo intanto è rimettere in sicurezza la struttura ed evitare che l’incuria e il tempo cancellino un pezzo della nostra storia, della storia d’Italia e d’Europa. Grazie per il tuo contributo.

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